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Prodotti Tipici

I prodotti tipici della nostra terra sono: olio di oliva, uva aglianico (da cui si ottiene il famoso TAURASI DOCG) e insaccati.

Le ricette tipiche di Bonito

La cucina bonitese nasce da un sapiente e gradevole incontro di prodotti tipici, lavorati da mani esperte secondo antiche tradizioni. I sapori si sposano con delicati profumi di erbe selvatiche. Presentiamo solo alcune ricette tipiche del nostro territorio:

"Cecatielle co lo pulieio"

Il pulieio, puleggio in italiano,è una pianta conosciuta già dagli antichi romani che la usavano contro i disturbi respiratori. Pulieium o pulegium, deriva da pulex (pulce),forse perché aveva la proprietà di tenere lontano questi insetti. E’ una pianta dalle foglie piccole,molto aromatiche. Se ne prende un bel pò,si scelgono le foglioline,si lavano e si pestano nel mortaio,unitamente all’aglio ed al peperoncino forte;si riscalda l’olio nel tegamino,si versa il pesto,si lascia sfriggere un poco e vi si unisce il pomodoro fresco e i pelati. Si aggiusta di sale e,quando il sugo è cotto,si condiscono i "cecatielle", ossia i cavatelli freschi, ottenuti da un impasto di farina e acqua,cavati con un sol dito e lessati in abbondante acqua. E’ un ottimo piatto tipicamente bonitese.

"L’acciaccatora o acciaccatella"

Si pesta nel mortaio un’abbondante manciata di basilico,peperoni verdi liberati dai semi,due spicchi di aglio ed un peperoncino rosso,forte. Si riscalda l’olio nel tegame e vi si fa sfriggere il trito;si uniscono pomodori freschi,a pezzetti e pelati,si aggiusta di sale e si fa cuocere per poco tempo.Si preparano, intanto,le "laene" (tagliatelle senza uova) con la farina di grano duro ed acqua.Si lessano in abbondante acqua salata e si condiscono con "l’acciaccatora".

"Il pane scaunisco"

In una terrina di miscela,in parti uguali,farina di mais e farina di grano duro;vi si unisce buccia di arancia grattugiata e pezzettini di noce.Si versa tutto nel vincotto e si lascia cuocere pochi minuti;l’impasto deve risultare ben compatto.Si versa sulla spianatoia,si stende col mattarello per lo spessore di un dito e, quando è freddo,si taglia a losanga.

"La Migliazza"

Si prepara versando in acqua salata al bollore,a pioggia, la farina di granturco;
si mescola bene con la frusta e si lascia cuocere,a fuoco lento, per circa un’ora,sempre rimestando. Poi, quando la polenta si stacca dalla cucchiaia, si prende "a morselle" (a cucchiaiata, a cucchiaiata),si versa nei piatti e si condisce con sugo, ottenuto facendo soffriggere un pò di cipolla in olio, pancetta o salsiccia e peperoncino;si aggiungono pomodori pelati e concentrato, timo e pezzetti di peperoni dolci. Si aggiusta di sale e si fa cuocere dolcemente per mezz’ora.


IL VINO TAURASI

Denominazione di origine controllata e garantita - Data: 11 marzo 1993

Dal migliore vitigno dell’antichità la Vitis hellenica (l’odierno Aglianico) si ottiene il vino Taurasi, considerato a ragione il miglior prodotto, il Re, il Monarca di tale prestigiosa famiglia. Il nome deriva dalla cittadina omonima, l’antica Taurasia dalle vigne opime (Tito Livio). E’ prodotto in un area di grande tradizione vitivinicola, che comprende 17 comuni, tutti in Irpinia. Perfetto appare l’equilibrio tra il clima, il vitigno e il terreno, equilibrio che si è andato armonizzando e rafforzando nei secoli, fino a fondersi in un vino dalle caratteristiche superiori, che si caratterizza per la complessità aromatica, il gusto vellutato, pieno ed elegante, i profumi intensi e delicati. Oggi, il Taurasi, vinificato con le più moderne tecnologie, ma nel rispetto della tradizione, è uno dei pochissimi vini italiani meritevoli di lunghissimo invecchiamento. La vite è, in prevalenza, allevata a guyot o a cordone speronato in vigneti specializzati, a sesti fitti, con produzioni che raramente superano gli ottanta quintali ad ettaro. E’ il primo vino meridione cui è stata conferita la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, massimo riconoscimento che può essere attribuito ad un vino.

Colore: rubino intenso, tendente al granato fino ad acquistare riflessi arancioni all’invecchiamento;
Odore: caratteristico, etereo, gradevole, più o meno intenso;
Sapore: asciutto, pieno, armonico, equilibrato con retrogusto persistente;
Vitigni: Aglianico (min. 85%), altri (max 15 %);
Gradazione alcolica min. : 12,00 % ;
Produzione max: 100 qli/Ha;
Invecchiamento: 3 anni, di cui uno in botte;

Il Taurasi , se invecchiato per almeno 4 anni, di cui 18 mesi in botte, e in possesso di una gradazione alcolica non inferiore a 12,50 %, può riportare in etichetta la dicitura riserva. Deve essere commercializzato solo in bottiglie di forma bordolese di vetro scuro, con tappo di sughero.

VINO IRPINIA

Indicazione Geografica Tipica - Data: 22 novembre 1995

CARATTERISTICHE GENERALI

Bianco: nelle tipologie frizzante, amabile e passito.
Rosso: frizzante, amabile, liquoroso, passito e novello.
Rosato: frizzante e amabile.

Le uve devono essere quelle raccomandate o autorizzate in provincia di Avellino. L’indicazione con specificazione di aglianico, asprinio, coda di volpe, falangina, fiano, greco, piedirosso e sciascinoso è riservata ai vini realizzati almeno con l’85% dei vitigni corrispondenti. È consentito l’uso di uve ricavate da vitigni a bacca di colore analogo purché autorizzati per la provincia di Avellino fino a un massimo del 15%.

Resa max per ettaro: 13 tonnellate per i vini a indicazione geografica tipica Irpinia bianco, rosso e rosato, 12 per quelli con la specificazione del vitigno.
La resa max dell’uva in vino finito, comunque, non deve superare il 75% per tutti i tipi, tranne se passito (50%)

Titolo alcolometrico minimo: 9,5% per i banchi; 10% per i rossi e i rosati; 12% per i liquorosi. Nel caso di annata sfavorevole tali valori si possono ridurre dello 0,5%. All’atto dell’immissione al consumo, invece, occorre rispettare i seguenti parametri: 10% (bianco); 10,5% (rosso e rosato); 11% novello; 16% liquoroso.
 

 

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