CIANI Odoardo

(Bonito, 18 dicembre 1837 – Campana [Cs] 15 settembre 1900)

 

Odoardo, Ettore, Manlio Ciani nacque a Bonito, il 18 dicembre 1837, alle ore 12:00, da Antonio, di professione legale, di anni 25, e Teresa Capozzi, che concepirono poi altri due maschi: Arnaldo e Gernando.

Odoardo fu avviato agli studi umanistici e seguì le orme paterne laureandosi in Giurisprudenza. Sposò, in seguito, la distinta signorina Ada Emilia Ninetta Cuomo che gli diede: Antonio; Teresa che maritò Giovanni Cassitto junior; Amalia che si unì in matrimonio con Bartolomeo Papa di Andretta.

Figura poliedrica e rappresentativa di quella intellettualità meridionale che appoggiò senza esitazioni il moto risorgimentale, alimentando e tenendo sempre vive le speranze di un generale rinnovamento della società meridionale, coltivò, oltre alla professione legale, diverse altre passioni, come la musica, la poesia, la scrittura, il teatro, attraverso cui trattò spesso argomenti patriottici, cercando di contribuire o di inneggiare alla causa dell’Unità d’Italia, cosa che tenne molto a cuore.

Il suo esordio nel mondo letterario risale al 1863 quando, all’età di ventisei anni, dette alle stampe Teatro tragico e poesie liriche, pubblicato a Napoli per i tipi della Stamperia del Fibreno. È del 1864, invece, un’opera assai simile nel titolo, Teatro, seguito da Poesie liriche, divisa in tre parti e contenente nella prima due tragedie, “Carlotta Corday” e “Viriato”, nella seconda ventiquattro romanze, nella terza sei canti.

La prima tragedia ha come protagonista il famoso personaggio francese, artefice dell’omicidio del ministro Marat, gesto che le costerà la vita, ed ha come argomento la Rivoluzione e le sue conseguenze. La seconda – che ha come protagonista il pastore lusitano vissuto tra il 180 ed il 139 a.C. che combatté per l’indipendenza della penisola iberica da Roma –, è ambientata in Spagna e tratta di indipendenza nazionale ed oppressione straniera. La vera essenza dell’opera è dunque costituita dalla scelta dei soggetti e dai sentimenti patriottici che sono sicuramente in grado di suscitare. D’altronde è lo stesso autore a precisare, nella prefazione indirizzata al lettore, l’intendimento da cui muove questo lavoro:

 

[…] D’altronde il lavoro drammatico è uno dei mezzi più efficaci per trasmettere o concetti intuitivi e preveggenti di un avvenire, oppur sentimenti ancor palpitanti – ciò specialmente dopo una rivoluzione politica, la quale ha addomestichite le menti al continuato dramma –. Incoraggiato da queste verità, io sento il dovere di servirmene e francamente presentarlo secondo le svariate teoriche sociali, che progressivamente formerebbero un sistema scientifico […].

 

Le romanze e i canti, invece, sono consacrati all’amore e alle vicende della vita, con note struggenti quando sono dedicate alla moglie scomparsa.

La prima esperienza in ambito musicale risale però al 1867, quando scrisse le parole dell’Inno a Vittorio Emanuele re d’Italia, musicato da Edoardo Buonomo e composto per il primo Reale Educandato, in un manoscritto che si conserva nella biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli.

Nel 1870 fece stampare Cento romanze con canti e melodie. La pubblicazione, suddivisa in diversi fascicoli, contiene due bellissime composizioni: una su Bonito suo paese natale e l’altra, molto toccante, per la memoria della madre Teresa, morta a Bonito proprio nel giorno del matrimonio dell’autore, celebrato a Napoli. Risale a quell’anno anche Di cui nol troverai, musicata dal maestro Luigi Caracciolo, in cui si apprezza il suo bel verso fluente e armonioso. Per Caracciolo scriverà ancora, nel 1880, i versi de La danza delle memorie: melodie che, rielaborati e tradotti anche in inglese e francese, conobbero diverse edizioni curate dalla Ricordi di Milano (1881, 1884, 1889).

È del 1871, invece, il libretto di Addio sul tramonto, melodia per tenore musicata da Giuseppe Bozzelli. Nello stesso anno, raccogliendo tutte le notizie rinvenute «frugando fra le polveri delle Biblioteche» o già in suo possesso, dette alle stampe Gli uomini illustri della famiglia Ciani, opuscolo con dedica e ringraziamento dell’autore a Luigi Cassitto (v.) che ebbe il merito di donargli un brano in vernacolo laziale scritto da Giovanni Palatio sulla famiglia Ciani.

Risale, poi, al 1872 la partitura di Stornello popolare: versi di Marzo, edita dalla Tip. Sonzogni di Bergamo. Il 4 giugno di quell’anno, al Teatro Balbo di Torino, fu quindi rappresentato Caterina di Belp, melodramma storico in tre atti con suoi testi e per la musica, ancora una volta, di Giuseppe Bozzelli. Il libretto dell’opera, che fu ripresentata nello stesso teatro nella primavera del 1876, ebbe appunto in questa nuova occasione una riedizione a cura degli editori torinesi Giudici e Strada.

Nel 1875 si cimentò con Benvenuto Cellini, melodramma in quattro atti, con musiche di Antonio Orsini, rappresentato a Napoli il 3 maggio presso il Regio Teatro Mercadante, già Teatro del Fondo.

Trattò ancora – come ha scritto Carlo Graziano nella sua Storia di Bonito – «il romanzo e la novella, pubblicando Ortigra e lasciando inedita La sposa del mare».

Intenso fu il suo interesse per la storia e numerose anche le pubblicazioni in questo settore. A cavallo dei decenni 1860-70 (purtroppo l’opera fu data alle stampe senza data ed indicazioni tipografiche), scrisse una Storia di Bonito, la prima storia organica del suo paese natale, regalando alla piccola comunità una dignità storica e la giusta collocazione negli eventi che attraversarono l’Irpinia dai principi del secondo millennio.

Nel 1876, nel VII centenario della Lega di Legnano e dell’omonima famosa battaglia, pubblicò Ricordi italiani, il cui tema dominante è di nuovo la passione patriottica che lo anima e lo ispira, così come nell’opuscolo intitolato A Sua Altezza Reale Margherita di Savoja principessa di Piemonte per la sua partenza da Napoli [1871?]. A questi lavori fece seguire una Storia di Castellabate, nonché la pubblicazione, nel 1888, di La città di Agnone e la sua cronistoria, accompagnata da cinque canti popolari dialettali tradotti in italiano.

Nel 1882 si era occupato anche di archeologia pubblicando a Benevento L’Irpinia. Fulsulae e Melae: brani di storia antica, in cui, contestando il Mommsen, sostenne l’opinione storica più diffusa ma incerta, ossia che la città sannitica di Fulsulae, di cui parla Tito Livio e non ancora ben identificata, fosse l’odierna Montefusco. L’ipotesi è assai probabile visto che i Sanniti erano soliti costruire i loro insediamenti in zone con posizioni dominanti; tuttavia, alcuna epigrafe attesta esplicitamente il nome di Fulsulae. Successivamente – come ha sostenuto Giovanni Castagnetti – il nome avrebbe subito un’evoluzione poiché da Fulsulae, cioè splendente, sarebbe divenuta Fusculus, ovvero oscura, perché i fuochi dei templi sannitici un tempo risplendenti su di essa si sarebbero spenti dopo le conquiste romane. La tesi contraria sostiene però che di fronte ad un esame storico-glottologico il passaggio da Fulsulae a Mons Fusculi, cioè il nome dell’antica Montefusco in una pergamena del 1127, non avrebbe una giustificazione.

L’altro insediamento, Melae, sarebbe sorto nei pressi, in località Piana delle Mele, ed è ugualmente menzionato dallo storico Tito Livio.

Odoardo Ciani elaborò anche un importante trattato giuridico dal titolo Diritto universale: condizionalità prima e diritto naturale, che gli fece meritare il grado di pretore per decisione dello stesso ministro Guardasigilli, Pasquale Stanislao Mancini. Un altro testo di diritto di cui fu autore, Diritto pubblico e riforma giudiziaria in Italia, fu pubblicato a Sala Consilina nel 1886.

Nel 1887, sempre a Sala Consilina, presso la Tipografia Sociale, pubblicò un opuscolo dal titolo Taurasi stazione ferroviaria della linea Avellino-Ponte Santa Venere, ovvero una serie di considerazioni dedicate al dottor Nicola Santoli di Taurasi. Sono dissertazioni storiche tratte, comunque, dalla sua pubblicazione precedente sull’Irpinia antica e prendono spunto da una diatriba sorta sul sito su cui costruire la stazione ferroviaria della linea in questione. Inizialmente doveva sorgere in territorio di Taurasi, poi, per decisioni prese dall’alto, si era deciso di spostare il sito sul Monte di Lapio, alla destra del fiume Calore, sette chilometri oltre il punto inizialmente scelto. I cittadini taurasini si erano giustamente risentiti della decisione ed il Ciani cercò di perorare la loro causa, indicando varie motivazioni a favore, non ultima l’importanza storica del paese e della zona, «teatro di tante memorie», abitata dall’antichità e menzionata da Varrone, Virgilio, Cicerone.

Una delle sue ultime composizioni fu la poesia Memorie, con la quale contribuì alla realizzazione della Strenna per Natale e Capo d’Anno 1889-90 compilata a cura del figlio Antonio.

Fu di animo generoso, sensibile alle sofferenze umane, e sembra abbia consumato un considerevole patrimonio.

Tradito dai subalterni del suo ufficio, fu sospeso dalla carica e dallo stipendio e morì in estrema indigenza a Campana, in provincia di Cosenza, il 15 settembre 1900. Finì in questo modo l’esistenza di uomo che era stato menzionato ed elogiato nel prestigioso Dizionario estetico di Niccolò Tommaseo, con il quale aveva intrattenuto un lungo rapporto amicale ed epistolare così come aveva fatto con altre eminenti personalità della cultura nazionale, tra le quali Alessandro Manzoni, Francesco Dall’Ongaro e Cesare Cantù.

 

Opere: Teatro tragico e poesie liriche, Stamperia del Fibreno, Napoli 1863, pp. 191; Teatro, seguito da Poesie liriche, Stamperia e Cartiere del Fibreno, Napoli 1864, pp. 63+23; Storia di Bonito, s.n.t. [1866?]; Inno a Vittorio Emanuele re d’Italia, [ms. datato Napoli, 26 maggio 1867]; Cento romanze con canti e melodie, Tipografia della vedova Migliaccio, Napoli 1870; Di cui nol troverai, (s.n.t.) 1870; A Sua Altezza Reale Margherita di Savoja principessa di Piemonte per la sua partenza da Napoli, s.n.t. [1871?]. Addio sul tramonto: melodia per tenore, Ricordi, Milano 1871; Gli uomini illustri della famiglia Ciani, s.n.t. [1871]; Stornello popolare: versi di Marzo, Tip. Sonzogni, Bergamo [1872]; Caterina di Belp: melodramma storico in tre atti, Tipografia Sonzogni, Bergamo 1872 (2a ediz. Giudici e Strada, Torino 1876); Benvenuto Cellini: melodramma in quattro atti, s.n.t. [1875]; Legnano ed il VII centenario. Ricordi italiani, s.n.t. [1876]; Diritto universale: condizionalità prima e diritto naturale, Tip. Vincenzo Marchese, Napoli s.d. [ma sicuramente 1876-78]; La danza delle memorie: melodie, Ricordi, Milano 1880 (18812, 18843, 18894); L’Irpinia. Fulsulae e Melae: brani di storia antica, Stab. Tip. Francesco de Gennaro, Benevento 1882; Diritto pubblico e riforma giudiziaria in Italia, Tipografia Sociale, Sala Consilina 1886; Taurasi stazione ferroviaria della linea Avellino-Ponte Santa Venere, Tipografia Sociale, Sala Consilina 1887 (Collezione privata avv. Mario Ciani, Mirabella Eclano); La città di Agnone e la sua cronistoria, Tipi Gabriele Bastone, Agnone 1888. A queste opere vanno poi aggiunte Ortigra, la Storia di Castellabate e La sposa del mare (rimasta inedita), menzionate da Carlo Graziano nella sua Storia di Bonito ma di cui, nonostante gli sforzi profusi, non siamo riusciti a reperirne copia.

 

Fonti: Archivio comunale di Bonito, Stato civile, reg. nati 1837, n. d’ordine 151; Biblioteca privata di Gaetano Di Vito, Bonito; Biblioteca privata dell’avv. Mario Ciani, Mirabella Eclano.

 

Bibliografia: N. Tommaseo, Dizionario estetico, Successori Le Monnier, Firenze 1867, p. 219; A. Ciani (a cura di), Natale e Capo d’Anno 1889-90, Tipi della Società per Costr. ed Industr., Ariano 1889; G. Castagnetti, La capitale del Principato Ultra Montefusco (Fulsulae): dalla preistoria ai tempi nostri, Tip. Laurenziana, Napoli 1978 [rist. anastatica a cura dell’Amministrazione comunale, Montefusco 1990]; C. Graziano, Storia di Bonito, Poligrafica Irpina, Nusco 1988², p. 308; A. Salvatore, Mons Fusculi – Meriggio e crepuscolo di una capitale, Delta 3 edizioni, Grottaminarda 2006, p. 28.

 

a cura di Valerio Massimo Miletti ( cons. Com. con delega alla cultura)