20151216_233443Alcuni manufatti antichi prodotti con il Lino di Bonito


A Bonito nel corso dell’Ottocento vi fu una fiorente attività di coltivazione del lino, ora scomparsa. Fu la famiglia Cassitto, principalmente nella persona di Federico Cassitto (1776-1853), avvocato ed economista, ma anche agronomo e botanico per hobby, nonché fondatore e direttore del “Giornale Economico del Principato”, a sperimentare e ad introdurre la coltivazione di questa pianta nelle terre di famiglia. Ed ebbe ragione. Il lino si dimostrò adatto al clima e al terreno, dando ottimi risultati.

Di conseguenza, a Bonito fiorì il mestiere del tessitore e molti furono gli artigiani che produssero gran quantità di tessuti di lino, di vari colori e disegni. Furono prodotte tovaglie da tavolo, asciugamani da bagno, completi da letto, abbigliamento, come camicie, sottovesti e camicie da notte. Già nel Catasto Onciario, redatto negli anni 1752/1753, a Bonito, piccolo ma vivace centro del Principato Ultra, vi si riscontrano sette tessitori di tela. I bonitesi che, invece, risultano tessitori da un censimento della popolazione, risalente alla prima metà dell’Ottocento, sono ancora di più e appartenevano alle famiglie: Camuso, Mauriello, Cristallo, Ruggiero, Sarno, Ferraro, Annese, Imperiale, Belmonte, Palladino e Bruno. Molti di questi lini si possono visionare presso la Mostra permanente “Alla ricerca delle cose perdute” di Gaetano Di Vito e sono quasi tutti provenienti dalla famiglia Ferraro, donati alla sua collezione da una delle ultime discendenti, Maria, recentemente scomparsa.

Ma oltre al lino lavorato, da Gaetano troverete anche la pianta vera e propria e tutte le attrezzature relative alla sua lavorazione. C’è la “frecchia”, strumento usato per battere inizialmente la fibra e renderla sfilacciata. Si tratta di due pezzi di legno di sorbo scavati in maniera tale da risultare combacianti una volta accostati, tenuti insieme da un ferro posizionato all’estremità. L’operatore doveva posizionare la pianta tra i due pezzi di legno e poi battere con vigore il pezzo di legno superiore su quello inferiore fino a sfibrare così il vegetale.

FrecchiaFrecchia

Vedrete, poi, il carda-lino che serviva per strappare e separare le fibre del lino, per renderle lavorabili ed un campionario della produzione bonitese di questo tessuto.

carda LinoCarda Lino

Poi purtroppo, come capita con tante altre cose, la coltivazione di questa pianta andò diradandosi, e il tessuto da essa ricavato sostituito da altri più leggeri ed economici, scomparendo definitivamente intorno agli anni 1930.

 

( a cura di Valerio Massimo Miletti, cons. Comunale con delega alla Cultura)