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 Facciata del palazzo


La Storia


 

Il Palazzo Pagella – Buongiorno risale al XVIII secolo ed è situato nel centro storico di Bonito, di fronte alla Chiesa Madre e a pochi passi dal Largo Mario Gemma, dove è ubicato il Municipio. Fu inizialmente di proprietà della famiglia Capozzi che lo vendette alla fine dell’800, per trasferirsi negli Stati Uniti, al musicista Crescenzo Buongiorno e a sua sorella Rosaria.
Il palazzo fu abitato prevalentemente da Rosaria e dalla sua famiglia, poiché il musicista, trasferitosi poi in Germania, vi dimorò sporadicamente durante i suoi ritorni nel paese natio. Rosaria sposò Pietro Pagella, carabiniere proveniente dal Piemonte (Alessandria), che per meriti di guerra ebbe assegnata la gestione di un Ufficio Postale. Dalla loro unione nacquero cinque figli: Pia, Riccardo, Umberto, Sigfrido e Marino. Pia, pur essendosi sposata con il maresciallo dei Carabinieri Gennaro Brescia, non ebbe figli, mentre dei maschi solo Marino prese moglie, sposando nel 1923 Emilia Miletti, da cui nacquero Rosaria nel 1924 ed Ermelinda nel 1925. Rosaria è deceduta nel 2010, mentre Ermelinda nel 2015, entrambe senza prole.
Per volontà di quest’ultima il palazzo, con tutto il suo contenuto, è andato a quattro eredi con l’indicazione di farne un luogo aperto al pubblico, per godere dei ricordi veramente numerosi del musicista e dare la possibilità – a bonitesi e non – di conoscere questo personaggio divenuto così noto in Germania.
Giusto ora, dare dei cenni biografici dell’illustre personaggio. Crescenzo Buongiorno nacque a Bonito il 9 agosto 1864 da Ambrogio e Gaetana Marenghi. Mostratosi ben presto dotato di un talento musicale non comune, iniziò a suonare il piffero eseguendo dei pezzi della locale banda musicale e fu notato dal podestà del paese che prese a cuore la sua passione. Il giovane Crescenzo fu inviato a studiare presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, a spese del Comune, ed ebbe come insegnante di composizione il Maestro Paolo Serrao, e di violoncello, il Maestro Laboccetta. Come compagni di studi ebbe Giordano, Spinelli, Cilea, Cesi, nomi tutt’altro che sconosciuti.
Le premesse erano ottime e infatti si diplomò con successo il 31 maggio 1886 in violoncello e composizione, con l’Etelka, opera tragica in due atti, messa in scena nel teatro del Conservatorio, su libretto di Enrico Golisciani, poi ampliata in tre atti e riproposta a Praga nel 1894, con libretto di Hartmann. Per la sua particolare bravura nelle esecuzioni al violoncello, persino la regina Margherita volle complimentarsi con il giovane musicista. E fu sempre la sua bravura a far si che venisse invitato, come alunno onorario, presso il Conservatorio Imperiale di San Pietroburgo.
L’anno seguente arrivò il secondo successo. Rimasto presso il Conservatorio di Napoli, con l’incoraggiamento di Francesco De Sanctis, allora ministro della Pubblica Istruzione, compose La Pia dei Tolomei opera in quattro atti, ricca di passione, su libretto sempre di Golisciani. Ma la vita di un musicista era difficile anche nella Napoli di fine Ottocento e così Buongiorno, anche se con ritrosia, si trovò ad accettare l’ingaggio del Teatro napoletano La Fenice, rivale del San Carlino, per il quale compose un considerevole numero di operette, (ben 18 scritte tra il 1889 e il 1894) tra cui strepitoso successo ottennero Una Santarella, Abukabuz, La zingara e Il diavolo zoppo. Tali operette, alcune composte anche per Eduardo Scarpetta, dalla musica elegante, brillante, briosa, furono replicate numerosissime volte su richiesta del pubblico. Tuttavia, per ottenere maggiori successi, fu esortato da critica e stampa a recarsi in Germania ove si diceva che i compositori fossero meglio compresi ed apprezzati, e così fece il Maestro Buongiorno.
Lasciata l’Italia con una compagnia da concerto, della quale si assunse la direzione, il musicista fu in Svizzera, in Austria e infine a Dresda, dove trovò l’apprezzamento e la protezione del barone Serge von Huppmann Valbella che lo introdusse negli ambienti artistici tedeschi. In Germania, terra di Beethoven e di Wagner, trovò davvero tutto ciò che cercava: ispirazione, apprezzamento e amore. Conobbe e sposò, infatti, la prussiana Anna Maddalena Berndorf che gli dette due figlie, Italia nel 1896 e Alba nel 1898. Nella sua nuova patria riprese la produzione di opere con la nuova edizione dell’Etelka, come già detto, e poi con La festa del Carro – libretto di Ferdinando Stiatti – (ispirata alla famosa festa mirabellana), rappresentata al Teatro Nuovo di Lipsia il 24 maggio 1896. Buongiorno, infatti, era molto legato a Mirabella dove, contrariamente a Bonito, aveva trovato un ambiente favorevole e dove trascorreva delle ore felici, soprattutto durante i mesi di vacanza. Aperte per lui la casa dei baroni Henrico, la casa del notaio Vincenzo Ferri, dove si riuniva un vero e proprio cenacolo di musicisti, e casa degli Uberti dove cantava e suonava sovente il piano la napoletana baronessina Maria Martino. Peccato che l’opera, rappresentata a Lipsia, in un luogo così diverso da quello che l’aveva ispirata, non trovò la giusta interpretazione dei cantanti, né scenografi adatti, e non raccolse il gradimento del pubblico. Ma si riscattò nel 1901 componendo un’altra opera, Il cuor delle fanciulle su libretto di Luigi Illica – il librettista di Puccini – lavoro in quattro atti rappresentato per la prima volta presso il Teatro Reale di Kassel il 16 febbraio 1901, con trionfale successo, e poi a Dresda il 5 maggio dello stesso anno, e ancora presso il Teatro Municipale di Piacenza, il 22 gennaio 1903, con replica della settimana successiva. Proprio comunicando questo grande successo alla sorella Rosaria in Bonito, con una lettera del 22 febbraio 1901, il Maestro Buongiorno, annunciò di essere stato colpito “da un male terribile” che non gli lascerà scampo. Iniziò, quindi, a scrivere un’autobiografia forse proprio per fissare tutti i suoi ricordi, nella consapevolezza di non poter vivere ancora a lungo e con la voglia di sopravvivere nelle sue composizioni. Nonostante la malattia che lo consumava lentamente, riuscì ancora a dare sfogo alla sua vena artistica con un’ultima opera, Michelangelo e Rolla, su libretto sempre di Ferdinando Stiatti, che fu rappresentata con successo al Teatro Reale di Kassel il 29 gennaio 1903, e successivamente a Lipsia e a Piacenza, pochi mesi prima della sua morte che avvenne, a soli 39 anni, il 7 novembre dello stesso anno, a Dresda. Fu assistito da una domestica e dalla baronessa vedova Von Philipson, sua amica ed estimatrice. I suoi resti mortali furono tumulati nella città che lo aveva ospitato per più di un decennio, proprio nella tomba del barone Von Philipson.
Nelle settimane immediatamente successive, con grande sorpresa dei familiari, giunsero alla stazione ferroviaria di Apice numerose casse contenenti tutti i documenti, le foto, gli appunti manoscritti, le partiture, gli articoli di giornale, gli effetti personali e addirittura gli strumenti musicali del Maestro Buongiorno, raccolti e inviati all’attonita famiglia dal diplomatico conte Stefano de Asarta e dal barone Valbella. Con essi, arrivò anche Edwige, vedova del barone Von Philipson, che accompagnava le due figlie bambine del musicista precocemente scomparso, Alba e Italia.
Dopo più di centodieci anni tutti i ricordi arrivati dalla Germania sono attualmente in parte custoditi dai nuovi eredi, presso il palazzo di famiglia a Bonito, e in parte a Genova presso la famiglia Santamaria, discendente da una delle figlie del musicista.
Pertanto, tutti coloro che volessero avvicinarsi a questo grande musicista per conoscerlo più da vicino, e vedere i suoi strumenti e i suoi ricordi, sono invitati a recarsi a Bonito in via Roma, presso il Palazzo Pagella – Buongiorno. L’immobile, composto da più vani, al pian terreno e al primo piano, mostra due pavimenti in maiolica di fine ‘800, in stile
moresco, ed è arredato prevalentemente con mobili e suppellettili ascrivibili tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Contiene, oltre ai ricordi del musicista, anche numerose pietre romane – certamente provenienti da Eclano – regolarmente catalogate dalla Soprintendenza. Furono acquistate da Rosaria Buongiorno presso la famiglia Cassitto, negli ultimi anni del XIX secolo, durante l’epilogo di questa importante famiglia che tramite gli ultimi eredi, liquidò oltre al palazzo, mobili, libri, suppellettili e numerosissimi pezzi del famoso Museo archeologico che con passione avevano costituito. Si tratta di iscrizioni, capitelli, frammenti di statue e di trabeazioni. Ce n’è di motivi, quindi, per recarsi a Bonito, fare una visita alla casa e tuffarsi indietro nel tempo, tra antichità, musica, spartiti e fotografie.

Foto e testo a cura di Valerio Massimo Miletti – Cons. Comunale con delega alla Cultura


 

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