Vincenzo Camuso

Percorrendo il belvedere di Bonito, che offre uno spettacolare panorama sulle valli dell’Ufita e del Calore, si giunge alla cappella di “Vincenzo Camuso”. La cappella, ricavata nella cripta di quella che un tempo era la Chiesa dell’Oratorio, abbattuta in seguito al sisma del 1962, custodisce la mummia di un misterioso personaggio venerato dai bonitesi, da circa duecento anni ormai, come un santo con proprietà taumaturgiche, come attestano i numerosi ex-voto che tappezzano le pareti dell’ambiente. Tutte le fonti di storia locale non riportano nulla che possa riferirsi specificatamente a questo personaggio, il cui nome e cognome, però, ricorre frequentemente nei registri parrocchiali.

Le innumerevoli versioni della tradizione popolare lo identificano a volte con un chirurgo che effettuava miracolose operazioni durante la notte, a volte con un ciabattino, altre con un monaco. La leggenda lo presenta anche come uno spietato vendicatore che, a chi lo offende o gli manca di rispetto o mette in dubbio i suoi poteri, appare in sogno per colpirlo con vigorose bastonate. La fantasia popolare ha arricchito nel corso degli anni l’alone di mistero che ancora oggi circonda la mummia di Vincenzo Camuso: un connubio di sacro e profano, religione e superstizione.