L’antico Fregio Dorico nei pressi della Casa Comunale

Un interessantissimo fregio dorico, venuto alla luce demolendo una vecchia casa (1974) in Bonito, ci permette di stabilire che un nostro antenato, partigiano di Antonio, prese parte alla battaglia navale di Anzio (31 a.C.).

Su questo reperto archeologico, ecco quanto scrisse Consalvo Grella sul Corriere dell’Irpinia dell’11 gennaio 1975.
“…Il fregio, originale per le sue decorazioni metopiche, che sono contenute tra due triglifi a livelli lievemente appiattiti, deve essere inserito in quel contesto di monumenti funerari ad “ara” o a “dato”, di cui i prototipi trovano riscontro in alcune zone d’Italia in epoca tardo – ellenistica e, nei centri minori, a cavallo fra l’età repubblicana e quella augustea.

I temi decorativi dei fregi di questi monumenti in linea di massima sono costituiti da motivi vegetali, di reminiscenza ellenistica, simboli sacrali con teste taurine e patere, di significato culturale, centauri e la lupa di Roma, di significato mitico religioso, armi, navi e strumenti diversi, attinenti alla vita del defunto.

Il fregio evidenzia due metope, relative ad un tridente avvolto in due delfini e ad una prora di nave con torre.
Il tridente avvolto tra due delfini non è un’iconografia insolita, perché ricorre sovente sulle piramidi di areossuarie ad Aquilea ed è sintomatico che tale iconografia facci riferimento a persone che hanno avuto a che fare con la vita marinara.

Il nostro monumento, di cui resta solo un elemento, il fregio, rimane anonimo, perché mutilo del titolo sepolcrale. Tuttavia, una ricostruzione sommaria dello stesso si potrebbe avere, prendendo a modello il sepolcro di C. Nonius di Isernia, composto da un data con il titolo sepolcrale, posato su un plindo con modanatura e coronato da un fregio dorico. Al di sopra di questo dato era un epistilio, destinato a sostenere pulvini o acroteri, oppure una sovrastruttura zoomorfa. Stabilita approssimativamente la forma del monumento, ci resta da evidenziare il significato delle metope del fregio in questione e, possibilmente, inserirlo in un contesto storico – cronologico, in conformità delle decorazioni su di esso riprodotte.

A parte la prova di nave (rostro), che è il simbolo della potenza marina di Roma e che incominciò ad apparire sul rovescio delle monete di bronzo dal 338 a. C., allorquando l’Urbe ebbe una vera marina da guerra, avendo per prima liberato il Tevere dal dominio degli Etruschi di Caere e di Tarquinia con il dittatore Marcius Rutilus nel 356 a. C., il tridente con il delfino sta a significare l’emblema di una flotta o di una nave.

Un esempio pertinente ci viene dal bireme da guerra romana, sul fregio del tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina; infatti sotto la prora della bireme appare il coccodrillo, insegna della nave.
Nel caso che ci riguarda, l’insegna della nave, invece, è il tridente avvolto dal delfino; tale emblema trova riscontro sul rovescio di un denario repubblicano appartenente al console C. Sosius, il quale fu alla testa di una divisione navale di Antonio contro Ottaviano nella battaglia di Azio nel 31 a. C..

Pertanto si può affermare con una certa sicurezza che questo fregio dorico faceva parte di un monumento funerario, appartenente ad un ex classarius della zona di Aeclanum partigiano di Antonio, il quale, alle dipendenze del console C. Sosius, prese parte alla battaglia di Azio, ricoprendo probabilmente un incarico di un certo rilievo, se si tiene conto che sul fregio sono riprodotti due delfini, anziché uno; esempi di personaggi, appartenenti ad un ceto che si potrebbe definire borghese nei municipi e nelle colonie; decurioni, magistrati, militari, che hanno tramandato le loro cariche ricoperte in vita attraverso vistosi o modesti monumenti funerari sono numerosi”.